Solitudine

Essere soli o sentirsi soli

Le due facce della solitudine.

Hai mai sperimentato un forte senso di solitudine interiore?

Ti sei mai sentito solo anche in  compagnia di altre persone?

Vorrei parlarti della solitudine, quella che puoi provare quando sei solo fisicamente e quella soggettiva, quel sentirti solo che è ben diverso dall’essere effettivamente solo.

Ti darò anche qualche dato in merito e dei consigli per provare a gestirla e risolverla.

Se vogliamo parlare della solitudine in cifre, da una indagine recente di Eurostat è risultato che l’Italia è il paese europeo dove più si soffre di solitudine, infatti il 12-13% degli italiani dai 16 anni in su avrebbe dichiarato di non avere nessuno a cui confidare i propri problemi. Cosa

E secondo il rapporto Istat del 2018, circa 3 milioni di persone hanno dichiarato di non avere una rete di amici o una rete di sostegno e più di una famiglia su 3 è composta da una sola persona, una persona che ha perso il coniuge oppure non sposata o separata.

Spesso si tende ad associare la solitudine a qualcosa di negativo.

a mio parere più che altro perché la felicità” nella nostra cultura viene spesso associata al socializzare, allallegria, alle feste, o allessere giovani, e spesso la solitudine, se mi riferisco alla mia esperienza clinica, riguarda molto più spesso le persone dai 50 anni in su, e cresce proporzionalmente con l’età, eccezion fatta per chi si separa o vive esperienze traumatiche che portano ad un ridimensionamento delle esperienze spese in ambito sociale o chi vive particolari situazioni di disagio psicologico, e ultimamente a causa della pandemia, anche molti giovani hanno iniziato a soffrirne.

Essere effettivamente, fisicamente soli, può essere una scelta ed è possibile vivere comunque una vita piena e appagante anche senza sentire la necessità di frequentare assiduamente altre persone o un partner.

Al contrario, è possibile avere una relazione fissa o essere parte di una famiglia, e sentirsi soli lo stesso, specialmente se non ci si sente compresi o ci si sente trascurati dalle persone vicine. Questa è una sensazione molto più intima e profonda.

Mi preme in questo contesto, evidenziare quanto il sentimento di solitudine sia un vero e proprio stato della mente e quanto questo tipo di solitudine, interiore, sia spesso legato a sofferenza psicologica e ad un senso di vuoto, mentre l’essere soli, fisicamente, può essere uno stato oggettivo circoscritto ad un determinato spazio temporale.

Molte persone amano in questo caso cercare compagnia per divertirsi e appagare questa sensazione di solitudine fisica, mentre altre invece la ricercano attivamente e si sentono completamente appagate perché considerano questo tipo di solitudine come un’occasione per dedicarsi a se stessi.

Mentre essere fisicamente soli capita a tutti e spesso nella vita, non è invece per tutti provare un senso di solitudine interiore e isolamento doloroso, che a tratti può causare anche molta sofferenza psicologica.

Le cause di questo tipo di solitudine sono molto profonde, e si accompagnano alla sensazione di non essere compresi o accettati, una sensazione che permane quotidianamente insieme a quel senso di estraneità, cioè il non avere quel senso di appartenenza che è fondamentale per ciascuno di noi per sentirsi parte del mondo e integrati nella propria comunità, nonostante si possano avere numerose frequentazioni o addirittura una relazione affettiva duratura.

Queste sensazioni di solitudine interiore purtroppo non abbandonano la persona anche se si impegna in attività magari anche piacevoli o se cerca attivamente la compagnia di altri.

Insomma qui sto parlando del sentirsi soli intimamente, con presenza di pensieri negativi e tristezza in assenza di reali cause che portino a sentirsi così.

La solitudine può diventare una condizione di sofferenza psicologica molto seria che può portare a disturbi come ansia, depressione, difficoltà relazionali o addirittura vere e proprie dipendenze, ma anche deterioramento cognitivo.

E se queste sono le conseguenze a livello psicologico, purtroppo ce ne sono anche a livello fisico,

Problemi cardiaci, ipertensione, diminuzione del funzionamento del sistema immunitario, infiammazione dell’organismo, obesità, diabete di tipo 2 per citarne alcuni (fonte: the complexity of loneliness).

Prima di arrivare a darti alcuni consigli per gestire la solitudine vorrei aggiungere questo:

In base alla mia pratica clinica, ho riscontrato che le persone che si sentono sole, spesso tendono ad autocommiserarsi ritenendosi responsabili della propria solitudine, come se “avessero qualcosa di sbagliato”, è invece utile per tutti comprendere che siamo “animali sociali” da sempre.

Nel corso della nostra evoluzione, agli albori della nostra storia, radunarsi in gruppi è stata una strategia vincente dal punto di vista evolutivo, perché ci ha resi molto meno vulnerabili,

Non a caso si dice che “l’unione fa la forza”.

E’ quindi normale percepire una sensazione di solitudine, chi più chi meno, quando si prova quella sensazione di disconnessione dagli altri, quel senso di non appartenenza perché non si riesce a sentirsi parte del proprio gruppo di appartenenza, sia esso la famiglia, gli amici, o i colleghi di lavoro per esempio.

Veniamo adesso ai miei consigli:

  1. Come prima cosa suggerisco di abituarsi a fare delle cose che piacciono anche se si è da soli. Per esempio uscire per una passeggiata, per andare ad una mostra, un museo, o una cena organizzata piuttosto che iscriversi ad una palestra, o ancora più in grande, partire per un viaggio.
    Non sembra ma questo suggerimento per molti è davvero difficile da mettere in atto, perché quasi subentra una sorta di vergogna nel presentarsi da soli a qualche evento o luogo. Invece non c’è niente di più sbagliato, perché se tutte le persone che si sentono sole adottassero questo comportamento, sarebbe molto più facile per tutti iniziare nuove frequentazioni, non lo immaginate nemmeno;
  2. Promuovere attivamente la ricerca di nuove amicizie, per esempio ci sono gruppi online dove si parla un po’ di tutto, ci sono corsi etc insomma bisogna buttarsi un po’ in modo da uscire da quell’isolamento nel quale la solitudine spesso relega.
    Chiaramente, con prudenza, poi se nascono delle frequentazioni assidue ci si può anche incontrare nella vita reale.
    Comunicare quotidianamente con qualcuno infatti, anche solo per messaggio, può essere di grande conforto perché la solitudine appunto spinge ancora di più ad isolarsi; ancora può fare bene iniziare una conversazione reale con un vicino, in coda al supermercato,… 
    Anche qui, vi invito a provare perché potreste rimanere sorpresi di quanto possa aver voglia di comunicare anche il vostro interlocutore.
  3. Non rifiutare di uscire se e quando si riceve un invito. Spesso meno si è abituati ad uscire e a frequentare altre persone e più si tende a ritirarsi dal panorama sociale, diciamo così.
    Invece se  capita di uscire con altri, bisogna cercare di essere curiosi, di fare domande, di mostrarsi realmente interessati all’altro, ma senza recitare, perché conoscere un’altra persona significa impattare un altro mondo, diverso da nostro, e non credo ci sia niente di più entusiasmante!
    Ovviamente vale anche il contrario, va bene fare domande per attivare la conversazione, ma bisogna anche essere disposti ad aprirsi e raccontarsi all’altro, vincendo quella  tendenza che si può avere, di rimanere al riparo del proprio guscio.
  4. Se si hanno delle passioni, è il momento di rispolverarle! Hai mai pensato di dipingere, di dedicarti alle piante o ad un animale domestico? Tutte queste o altre attività piacevoli, che possono procurare gioia e soddisfazione tendono a spegnere tutto il rimuginio mentale, dovuto a un dialogo interno negativo, al quale sicuramente porta la sensazione di solitudine.
  5. Bisognerebbe poi tenere un diario di quello che si prova quando ci si sente soli, scrivere le  emozioni nero su bianco, infatti, aiuta a processarle.

Questi possono essere alcuni consigli per gestire la solitudine che possono essere applicati a molti.

Ovviamente ci sono situazioni particolarmente difficili, come l’invecchiamento, la malattia, la separazione da un partner o avere una storia di maltrattamenti o abusi, tanto per citarne alcune, dove è consigliabile chiedere l’aiuto di un professionista esperto perché non si è in condizioni di poter essere parte attiva nel “sentirsi e trovarsi meno soli”.

Altro caso a parte è quello di chi cerca attivamente la solitudine fisica o degli spazi solo per sé perché li considera dei momenti per dedicarsi alla propria crescita personale, e in questo caso la solitudine rappresenta un’opportunità.

Per concludere la solitudine non è un problema mentale ma può condurre a svariate problematiche sia psicologiche che fisiche se è sofferta.

L’esperienza che ciascuno fa della solitudine è personale così come quello che si prova.

Un antidoto potente alla solitudine, qualsiasi ne sia la causa, a mio avviso è lamicizia, che oltre ad essere un valore estremamente importante nella vita di molte persone, svela la nostra vera natura, quella relazionale.

Noi esseri umani abbiamo sviluppato il linguaggio proprio per comunicare e incontrare l’altro. Nell’amicizia possiamo realizzarci e trovare il conforto nei momenti difficili e la gioia nei momenti più belli.

Molte persone entrano ed escono dalla nostra vita, ma i cari amici restano. Trovali seguendo anche i miei consigli.

Comunque sia, vorrei che tu non dicessi più, mi sento solo, perché il primo amico già ce l’hai, te stesso.